In ricordo di
BEPPE
Nel 1973, una delle periodiche crisi del petrolio, ci
regalò le domeniche a piedi. Il governo, per la scarsità della benzina,
proibì alle automobili di uscire dai garage. Guardammo le nostre montagne che
si erano allontanate. Per andare in Zeda e Marona dovevamo raggiungere a piedi
Miazzina o Intragna; Aurano per il Vadà; Cossogno e Rovegro per il Todum e
Cima Sasso. I mezzi pubblici avevano problemi logistici che sballavano i tempi
di percorrenza dei sentieri. Le biciclette le avevamo già lasciate alla
generazione precedente. Fu così che guardammo verso il lago. Dall’altra
parte i Pizzono di Laveno sorgevano erti e scoscesi, ma i traghetti erano
comodi: ogni mezz’ora lasciavano Intra. Poco baciata dal sole la mole dei
Pizzoni incombeva sul lago, ma una comoda mulattiera usciva da Laveno e saliva
a Vararo. La sosta per la colazione in un locale “di confine” (infatti si
chiamava Trattoria Piemontese), all’inizio della stradina che porta alla
funivia del Sasso del Ferro. Sedevamo sotto un quadro con foto e qualche
dedica, firmato: “i balurd da Intra”; una squadra con altre passioni!
La Via Verde Varesina, un percorso di 10 tappe nella
provincia lombarda, l’abbiamo iniziata così, compiendo, col passare degli
anni, l’esplorazione montana di queste prealpi.
Da molti anni Giuseppe (Beppe) e i suoi amici del CAI
di Besozzo, per ripagarci della Val Grande che gli avevamo fatto conoscere, ci
dedicavano la loro guida alla scoperta del varesotto più autentico. Il
rifugio del CAI Besozzo sta appunto sotto il Passo di Cuvignone. Ci si arriva
anche in automobile lungo una strada che percorrendo la valle del torrente San
Giulio, lo raggiunge da Cittiglio, passando per Vararo ove un Museo è
dedicato ad Alfredo Binda. Il ciclismo è un culto nel varesotto e Binda si
allenava su queste strade in compagnia di un suo gregario fidato, il Visconti,
padre di un nostro iscritto. Appena sopra Laveno la mulattiera passa per le
case Monteggia. Un professore e scrittore insigne di scienze mediche e
chirurgiche vi nacque l’8 agosto del 1762. Giovanni Battista Monteggia è
stato celebrato anche l’8 agosto 1962, nel secondo centenario della nascita,
con un’altra lapide che il Comune di Laveno Mombello, “con plauso di alto
consenso medico”, gli ha dedicato rinnovandone la memoria. Saliamo ora alla
Capanna Gigliola, un ristoro alpino poco prima della Cappella di San Bernardo,
nel grazioso abitato di Casere. Siamo di fronte a Verbania, le montagne che la
circondano sono uno spettacolo in controcampo per noi che vi abitiamo sotto.
La Zeda è una parete triangolare perfetta. “È guardando da qui”, ci
diceva Giuseppe, “che abbiamo sentito il bisogno delle vostre montagne”.
Diceva proprio il “bisogno”, lui; e i suoi, ora anche nostri,
amici confermavano.
Il sentiero ora sale rapido verso Passo Barbè: da
qui alla punta omonima (m 847), la prima dei Pizzoni, è un fiato di sentiero.
Ritorniamo sui nostri passi, trascuriamo una pietra con modeste incisioni ed
ora affrontiamo decisamente gli altri Pizzoni. Su e giù per le creste fino al
punto più in alto (la Tegia m.1106); sotto di noi Castelveccana con le sue
numerose frazioni tra cui Muceno. Da qui sale una strada Cadorna fino a San
Michele e al Monte Pian Nave (m 1058). Il Monte della Colonna
(m 1203) è più all’interno: le sue fortificazioni sono raggiunte da
una strada militare che si spinge anche al Monte San Martino (m 1087) dove un
sacrario ricorda i caduti di una battaglia partigiana della seconda guerra
mondiale. La linea Cadorna, nel varesotto, è descritta in un libro di Roberto
Fassi, edito nel capoluogo. Vi troverete gli itinerari del sistema difensivo
militare che si possono agevolmente percorrere dal Monte Chiusarella al Monte
Martica, salendo da Breganzana. Più oltre, tra il Bedero e il lago di Ganna
ecco la strada militare del Monte Scerrè (m 796). Infine, quella del Monte
Piambello (m 1129) che sale dal lago di Ghirla. Questa cima è raggiunta da
una strada militare anche dal versante del lago di Lugano, partendo sopra
Porto Ceresio. Una ricerca della Pro Loco di Cuasso al Monte ci avverte però
che siamo sulla linea Porro, dal nome del predecessore di Cadorna al Ministero
della guerra.
Raggiunta la Tegia, Giuseppe allungava il passo per
aprire l’ex colonia alpina De Grandi/Adamoli, che ora il CAI Besozzo
utilizza per sé stesso.
per desiderio e con il generoso contributo
della famiglia De Grandi Adamoli
eresse
questa casa alpina a ricordo del figlio Giulio
appassionato
alpinista
per la salute e la gioia dei bimbi.
Contribuì
pure all’opera buona
la
Spett. Cartiera Beniamino Donzelli
nella
persona del Cav. del lavoro
Cav.
Di Gran Croce Ferruccio Gilberti
Presidente
onorario della sezione.
Consiglio
e soci CAI Besozzo riconoscenti
Alpe
di Cuvignone 2/07/1961
Il Rifugio che porta lo stesso nome della casa alpina
sta dall’altro lato della strada: 15 posti letto, apertura giugno - ottobre,
anch’esso di proprietà del CAI Besozzo. È luogo di turismo per tutti. Sul
frontespizio della Capanna altre lapidi ricordano alcuni alpinisti che hanno
segnato la storia di questo Club Alpino.
Beppe ha segnato la nostra.
Il Gruppo Escursionisti Val Grande lo ricorda così.
Gli dedichiamo questo scritto mentre la memoria corre lungo i percorsi e i
sentieri delle nostre montagne. Un pensiero comune unisce le montagne della
Val Grande e della Lombardia nord -
occidentale. Sono quelle sulle quali abbiamo camminato tante volte
assieme. Ed ogni volta è stata una cosa bella.
Con noi hai
camminato,
con noi hai riso,
con noi hai
cantato.
Abbiamo condiviso
emozioni
meravigliose
che la montagna,
e la fatica,
hanno suscitato
in noi.
Con quel tuo
sguardo
buono e dolce,
Non un addio,
ma un arrivederci
nella memoria
sulle montagne,
e nei nostri
cuori
per sempre.
Riposa in pace
Ma resta con noi
Caro
Carissimo
con quelle tue
osservazioni
semplici e sagge
ci hai lasciato
fisicamente,
ma siamo certi
che tu, più che
mai,
sei con noi.
Fai parte della
storia
del Gruppo
Escursionisti Val Grande
e con noi
rivivrai ogni momento di ricordi,
ed ogni volta
nel fantastico
del wilderness
ci apparirà il
tuo sorriso,
la tua persona,
sullo sfondo
inconfondibile
dei più remoti
angoli della Val Grande.
